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ORE
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RIDOTTO
DEL TEATRO FRASCHINI.
Incontro con Paolo Murialdi, autore del libro "La traversata"
(settembre 1943 dicembre 1945) IlMulino,2001.
Introduce e modera Clemente Ferrario
Paolo
Murialdi
Biografia
Nato a Genova l'8 settembre 1919, Paolo Murialdi si è laureato
in giurisprudenza. Ha iniziato l'attività giornalistica nel 1939
come praticante a Il Secolo XIX, e nell'immediato dopoguerra ha
lavorato in alcuni settimanali e quotidiani a Milano.
Dal 1950 al 1956 è stato redattore del Corriere della Sera,
e dal 1956 al 1973 ha ricoperto l'incarico di redattore capo centrale
de Il Giorno. Dal 1974 al 1981 è stato presidente della
Federazione Nazionale della Stampa Italiana, e dal 1986 al 1990 è
stato Tesoriere della Federazione Internazionale dei Giornalisti. E' stato
inoltre Consigliere di amministrazione della RAI dal luglio 1993 al luglio
1994.
Docente di storia del giornalismo e di comunicazione di massa in diverse
Università e scuole professionali, attualmente insegna al Corso
di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università di Torino.
In passato (1989-1997) ha diretto il Laboratorio per la comunicazione
economica e finanziaria dell'Università L. Bocconi.
Nel 1976 ha fondato la rivista trimestrale Problemi dell'informazione
di cui è anche direttore. E' autore della voce Giornali, giornalismo
delle ultime tre Appendici dell'Enciclopedia Italiana, e del IV capitolo
Giornali e giornalismo della "Storia di Milano" edita
dall'Enciclopedia Italiana (Vol.XVIII, IL Novecento, Tomo III).
Bibliografia
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
- Il giornale,1998,
Il Mulino
- La stampa italiana
dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, 1998, Laterza
- Storia del giornalismo
italiano, 1996, Il Mulino
- Maledetti professori,
1994, Rizzoli
- La stampa del
regime fascista, 1986, Laterza
- Come si legge
un giornale, 1975, Laterza
- La stampa italiana
del dopoguerra 1943-1972, 1973, Laterza
Paolo Murialdi, La
traversata. Settembre 1943-dicembre 1945, Il Mulino, pp. 137, L.18.000
COME
AUTORE, MA ANCHE E SOPRATTUTTO COME ESPERTO GIORNALISTA (caporedattore
de "Il Giorno" di Milano, è stato anche Presidente della
Federazione Italiana Stampa) Paolo Murialdi ci insegna una cosa della
scrittura: l'importanza, oggi più che mai, della scorrevolezza
della lettura determinata dalla selezione di periodi di facile comprensione.
Una bella dimostrazione di ciò è data da questo libro che
nasce dal cuore, che è anche l'occasione di rievocare la Resistenza,
vissuta in prima persona nell'oltrepò pavese.
"La traversata" è infatti definibile come il memoriale
di un testimone di questi eventi ormai lontani, ma che, proprio per questo,
è bene ogni tanto ricordare, specie ai giovani distratti dai mille,
frenetici accadimenti di una società in rapida e sconcertante evoluzione
(o forse sarebbe meglio dire involuzione?).
L'ambientazione della storia esaminata si può circoscrivere tra
le dolci colline del triangolo Voghera-Stradella-Passo del Penice fino
a giungere alla Milano liberata.
Il passaggio dalla Dittatura fascista alla Repubblica, però, nasconde
una metafora: quella del mutamento dall'adolescenza all'età adulta.
Occorre riconoscere che il racconto che ne deriva sembra felicemente anti-retorico
e ben distante da intenti divulgativi o autocelebrativi.
La vicenda fissata su carta trae l'avvio nel luglio del '44, quando Italo
Pietra propone al protagonista del libro di unirsi ai partigiani attivi
nella zona dell'Oltrepò.
La base delle operazioni è a Voghera, presso la famosa brigata
"Garibaldi". E' qui che avviene l'iniziazione partigiana di
Murialdi, ma è forse l'iniziazione di un intero popolo che si appresta
a fare conoscenza con la Democrazia.
E l'autore ha anche il merito di non tacere nulla: nemmeno gli orrori
della guerra civile che ha insanguinato un Paese ormai allo sbando.
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ORE
17,30


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PIAZZA
DELLA VITTORIA.
Concerto di Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò.
Roberto
Durkovic studia musica classica al Civico Istituto Vittadini di
Pavia. Ben presto è tuttavia affascinato dalla musica leggera
e inizia una dura gavetta nei locali della Lombardia e in particolare
di quel circuito milanese che fa capo ai Navigli.
Le sue radici mitteleuropee (il padre è di Praga), lo inducono
a interessarsi alle sonorità dell'Est, a quel repertorio tzigano
che diventerà in seguito la sua principale peculiarità.
L'incontro casuale con quattro musicisti rumeni dalla tecnica straordinaria,
adocchiati mentre si guadagnano la vita suonando nelle stazioni milanesi
della metropolitana, diventa il vero motore della sua elaborazione e
la definitiva convinzione di essere sulla strada giusta per la definizione
di un repertorio particolare e assolutamente personale.
Dopo i primi incerti approcci alla discografia, arriva finalmente nel
1989 l'occasione giusta per il primo disco "Come un treno locale",
pubblicato dalla SAAR, che contiene già i germi di una lirica
introspettiva sostenuta da melodie di grande intensità e in particolare
il brano "Piccola Irene", prontamente segnalato al premio
della Critica di "Sanremo Nuovi Talenti".
Esplode la sua propensione nei confronti del cantautorato, si avvicina
al Club Tenco e partecipa a due edizioni di "Ricaldone" che
gli permettono di farsi conoscere in modo più attento da pubblico
e critica.
Da qualche anno la critica lo segnala quale autore tra i più
meritevoli, con un interessante progetto musicale sound etnico legato
alle sonorità slave tzigane fino alla coralità balcanica.
Questa singolare ricerca musicale si fonde così in modo mirabile
con la tradizione cantautorale italiana.
Durkovic ha al suo attivo 4 cd: "Come un treno locale"; "Da
Monet a Picasso"; "Inciampo nel mare" e il nuovo "Indaco
e sabbia".
Giovedì 1° Aprile Roberto Durkovic si è esibito in
Piazza S. Pietro, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II, nell'ambito
dell'incontro con i giovani voluto per il terzo anno consecutivo dal
Vicariato di Roma. La manifestazione è stata trasmessa in diretta
da RaiUno a partire dalle ore 17.15 nel programma intitolato "Vogliamo
vedere Gesù". Un appuntamento di grande prestigio e di elevati
contenuti, durante il quale Roberto Durkovic è stato protagonista
insieme ad alcuni grandi nomi della canzone, quali Ron, Alice, Fausto
Leali e altri artisti emergenti del scena musicale italiana. Il cantautore
milanese di origine ceca, accompagnato dalla band di gitani con i quali
abitualmente tiene concerti in tutta Italia, ha presentato un brano
inedito scelto appositamente per questa occasione davvero unica
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ORE
21




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PIAZZA
DELLA VITTORIA.
Proiezione dei film:
Roma
città aperta
di Roberto Rossellini. Italia 1945. Con Aldo Fabrizi, Anna Magnani.
Primo episodio della
trilogia neorealista di Rossellini, "Roma città aperta"
è universalmente riconosciuto come un capolavoro, una sorta di
film-simbolo del Neorealismo. Accolto freddamente in Italia, il film ebbe
immediato successo all'estero vincendo il Festival di Cannes nel 1946;
ancora oggi, la scena della morte di Pina-Anna Magnani rimane nell'immaginario
collettivo. Sceneggiato da Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini
e Celeste Negarville, il film si ispira alla storia vera di don Luigi
Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché colluso con la
Resistenza. Nella Roma del '43 e '44, si intrecciano le vicende di alcune
persone, coinvolte nella Resistenza antinazista. Durante l'occupazione,
don Pietro protegge i partigiani e, tra gli altri, offre asilo ad un ingegnere
comunista: Manfredi. Nel frattempo, la popolana Pina, fidanzata con un
tipografo impegnato nella Resistenza, viene uccisa a colpi di mitra sotto
gli occhi del figlioletto mentre tenta d'impedire l'arresto del suo uomo,
trascinato via su un camion. Poco più tardi, anche don Pietro e
l'ingegnere - tradito quest'ultimo dalla propria ex-amante tossicodipendente
- vengono arrestati. Manfredi muore sotto le atroci torture inflittegli
dai tedeschi per ottenere i nomi dei suoi compagni della Resistenza. La
sorte di Don Pietro è la stessa: il sacerdote viene fucilato davanti
ai bambini della propria parrocchia, tra i quali il figlio ormai orfano
di Pina.
Scano
Boa-Violenza sul fiume di Renato Dall'Ara, Italia 1961.
Con Carla Gravina, Alain Cuny
Un classico restaurato,
film veramente dimenticato riportato alla luce dalla Cineteca Italiana
di Milano: Scano Boa. Violenza sul fiume di Renato Dall'Ara (1961). Di
taglio naturalistico e quasi documentario (ma con un cast in cui figurano
Alain Cuny e una giovanissima Carla Gravina), è ambientato in un
paesino di pescatori sul Delta del Po dove un uomo torna a casa dopo dieci
anni di assenza e riprende con sé la figlia cercando di rifarsi
una vita, mentre gli abitanti del luogo si convincono che i due siano
causa di tutte le disgrazie che si abbattono su di loro. Alla sceneggiatura
lavorarono Tullio Pinelli e Rodolfo Sonego.
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