I SENTIERI DELLA LIBERTA
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16/25 APRILE 2004

PROGRAMMA SETTORE CULTURA 25 APRILE 2004
ore 13,00 - ore 16,00 - ore 17,30 - ore 21,00

ORE 13

PARCO DELLA VERNAVOLA.
Pic nic con Animazione e distribuzione bevande.

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ORE 16

RIDOTTO DEL TEATRO FRASCHINI.
Incontro con Paolo Murialdi, autore del libro "La traversata" (settembre 1943 ­ dicembre 1945) IlMulino,2001.
Introduce e modera Clemente Ferrario

Paolo Murialdi
Biografia

Nato a Genova l'8 settembre 1919, Paolo Murialdi si è laureato in giurisprudenza. Ha iniziato l'attività giornalistica nel 1939 come praticante a Il Secolo XIX, e nell'immediato dopoguerra ha lavorato in alcuni settimanali e quotidiani a Milano.
Dal 1950 al 1956 è stato redattore del Corriere della Sera, e dal 1956 al 1973 ha ricoperto l'incarico di redattore capo centrale de Il Giorno. Dal 1974 al 1981 è stato presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, e dal 1986 al 1990 è stato Tesoriere della Federazione Internazionale dei Giornalisti. E' stato inoltre Consigliere di amministrazione della RAI dal luglio 1993 al luglio 1994.
Docente di storia del giornalismo e di comunicazione di massa in diverse Università e scuole professionali, attualmente insegna al Corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università di Torino.
In passato (1989-1997) ha diretto il Laboratorio per la comunicazione economica e finanziaria dell'Università L. Bocconi.
Nel 1976 ha fondato la rivista trimestrale Problemi dell'informazione di cui è anche direttore. E' autore della voce Giornali, giornalismo delle ultime tre Appendici dell'Enciclopedia Italiana, e del IV capitolo Giornali e giornalismo della "Storia di Milano" edita dall'Enciclopedia Italiana (Vol.XVIII, IL Novecento, Tomo III).

Bibliografia
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:

  • Il giornale,1998, Il Mulino
  • La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo, 1998, Laterza
  • Storia del giornalismo italiano, 1996, Il Mulino
  • Maledetti professori, 1994, Rizzoli
  • La stampa del regime fascista, 1986, Laterza
  • Come si legge un giornale, 1975, Laterza
  • La stampa italiana del dopoguerra 1943-1972, 1973, Laterza

Paolo Murialdi, La traversata. Settembre 1943-dicembre 1945, Il Mulino, pp. 137, L.18.000

COME AUTORE, MA ANCHE E SOPRATTUTTO COME ESPERTO GIORNALISTA (caporedattore de "Il Giorno" di Milano, è stato anche Presidente della Federazione Italiana Stampa) Paolo Murialdi ci insegna una cosa della scrittura: l'importanza, oggi più che mai, della scorrevolezza della lettura determinata dalla selezione di periodi di facile comprensione.
Una bella dimostrazione di ciò è data da questo libro che nasce dal cuore, che è anche l'occasione di rievocare la Resistenza, vissuta in prima persona nell'oltrepò pavese.
"La traversata" è infatti definibile come il memoriale di un testimone di questi eventi ormai lontani, ma che, proprio per questo, è bene ogni tanto ricordare, specie ai giovani distratti dai mille, frenetici accadimenti di una società in rapida e sconcertante evoluzione (o forse sarebbe meglio dire involuzione?).
L'ambientazione della storia esaminata si può circoscrivere tra le dolci colline del triangolo Voghera-Stradella-Passo del Penice fino a giungere alla Milano liberata.
Il passaggio dalla Dittatura fascista alla Repubblica, però, nasconde una metafora: quella del mutamento dall'adolescenza all'età adulta.
Occorre riconoscere che il racconto che ne deriva sembra felicemente anti-retorico e ben distante da intenti divulgativi o autocelebrativi.
La vicenda fissata su carta trae l'avvio nel luglio del '44, quando Italo Pietra propone al protagonista del libro di unirsi ai partigiani attivi nella zona dell'Oltrepò.
La base delle operazioni è a Voghera, presso la famosa brigata "Garibaldi". E' qui che avviene l'iniziazione partigiana di Murialdi, ma è forse l'iniziazione di un intero popolo che si appresta a fare conoscenza con la Democrazia.
E l'autore ha anche il merito di non tacere nulla: nemmeno gli orrori della guerra civile che ha insanguinato un Paese ormai allo sbando.

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ORE 17,30



 

PIAZZA DELLA VITTORIA.
Concerto di Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò.

Roberto Durkovic studia musica classica al Civico Istituto Vittadini di Pavia. Ben presto è tuttavia affascinato dalla musica leggera e inizia una dura gavetta nei locali della Lombardia e in particolare di quel circuito milanese che fa capo ai Navigli.
Le sue radici mitteleuropee (il padre è di Praga), lo inducono a interessarsi alle sonorità dell'Est, a quel repertorio tzigano che diventerà in seguito la sua principale peculiarità.
L'incontro casuale con quattro musicisti rumeni dalla tecnica straordinaria, adocchiati mentre si guadagnano la vita suonando nelle stazioni milanesi della metropolitana, diventa il vero motore della sua elaborazione e la definitiva convinzione di essere sulla strada giusta per la definizione di un repertorio particolare e assolutamente personale.
Dopo i primi incerti approcci alla discografia, arriva finalmente nel 1989 l'occasione giusta per il primo disco "Come un treno locale", pubblicato dalla SAAR, che contiene già i germi di una lirica introspettiva sostenuta da melodie di grande intensità e in particolare il brano "Piccola Irene", prontamente segnalato al premio della Critica di "Sanremo Nuovi Talenti".
Esplode la sua propensione nei confronti del cantautorato, si avvicina al Club Tenco e partecipa a due edizioni di "Ricaldone" che gli permettono di farsi conoscere in modo più attento da pubblico e critica.
Da qualche anno la critica lo segnala quale autore tra i più meritevoli, con un interessante progetto musicale sound etnico legato alle sonorità slave tzigane fino alla coralità balcanica. Questa singolare ricerca musicale si fonde così in modo mirabile con la tradizione cantautorale italiana.
Durkovic ha al suo attivo 4 cd: "Come un treno locale"; "Da Monet a Picasso"; "Inciampo nel mare" e il nuovo "Indaco e sabbia".
Giovedì 1° Aprile Roberto Durkovic si è esibito in Piazza S. Pietro, alla presenza di Papa Giovanni Paolo II, nell'ambito dell'incontro con i giovani voluto per il terzo anno consecutivo dal Vicariato di Roma. La manifestazione è stata trasmessa in diretta da RaiUno a partire dalle ore 17.15 nel programma intitolato "Vogliamo vedere Gesù". Un appuntamento di grande prestigio e di elevati contenuti, durante il quale Roberto Durkovic è stato protagonista insieme ad alcuni grandi nomi della canzone, quali Ron, Alice, Fausto Leali e altri artisti emergenti del scena musicale italiana. Il cantautore milanese di origine ceca, accompagnato dalla band di gitani con i quali abitualmente tiene concerti in tutta Italia, ha presentato un brano inedito scelto appositamente per questa occasione davvero unica

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ORE 21




 

PIAZZA DELLA VITTORIA.
Proiezione dei film:

Roma città aperta di Roberto Rossellini. Italia 1945. Con Aldo Fabrizi, Anna Magnani.

Primo episodio della trilogia neorealista di Rossellini, "Roma città aperta" è universalmente riconosciuto come un capolavoro, una sorta di film-simbolo del Neorealismo. Accolto freddamente in Italia, il film ebbe immediato successo all'estero vincendo il Festival di Cannes nel 1946; ancora oggi, la scena della morte di Pina-Anna Magnani rimane nell'immaginario collettivo. Sceneggiato da Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini e Celeste Negarville, il film si ispira alla storia vera di don Luigi Morosini, torturato e ucciso dai nazisti perché colluso con la Resistenza. Nella Roma del '43 e '44, si intrecciano le vicende di alcune persone, coinvolte nella Resistenza antinazista. Durante l'occupazione, don Pietro protegge i partigiani e, tra gli altri, offre asilo ad un ingegnere comunista: Manfredi. Nel frattempo, la popolana Pina, fidanzata con un tipografo impegnato nella Resistenza, viene uccisa a colpi di mitra sotto gli occhi del figlioletto mentre tenta d'impedire l'arresto del suo uomo, trascinato via su un camion. Poco più tardi, anche don Pietro e l'ingegnere - tradito quest'ultimo dalla propria ex-amante tossicodipendente - vengono arrestati. Manfredi muore sotto le atroci torture inflittegli dai tedeschi per ottenere i nomi dei suoi compagni della Resistenza. La sorte di Don Pietro è la stessa: il sacerdote viene fucilato davanti ai bambini della propria parrocchia, tra i quali il figlio ormai orfano di Pina.

Scano Boa-Violenza sul fiume di Renato Dall'Ara, Italia 1961. Con Carla Gravina, Alain Cuny

Un classico restaurato, film veramente dimenticato riportato alla luce dalla Cineteca Italiana di Milano: Scano Boa. Violenza sul fiume di Renato Dall'Ara (1961). Di taglio naturalistico e quasi documentario (ma con un cast in cui figurano Alain Cuny e una giovanissima Carla Gravina), è ambientato in un paesino di pescatori sul Delta del Po dove un uomo torna a casa dopo dieci anni di assenza e riprende con sé la figlia cercando di rifarsi una vita, mentre gli abitanti del luogo si convincono che i due siano causa di tutte le disgrazie che si abbattono su di loro. Alla sceneggiatura lavorarono Tullio Pinelli e Rodolfo Sonego.

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