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Castello, Università e Torri | San Pietro e Duomo | San Michele e Ponte


San Pietro in ciel d'oro
Chiesa romanica Lombarda dal caratteristico portale in arenaria probabilmente ricostruita tra il 1100 e il 1200 sui resti della primitiva chiesa, opera di Liutprando Re dei Longobardi. Era l'anno 720: Pietro, zio del Re e Vescovo di Pavia, venne a sapere che i pirati saraceni avevano portato in Sardegna il corpo di Sant'Agostino e che invitavano i cristiani a comprare a   peso    d'  oro    quella    loro
San Pietro in ciel d'oro
preziosa reliquia. Mentre Pietro partiva con l'oro per assicurarsi il suo acquisto, il Re, volendo dare una degna dimora al grande Santo come suo omaggio, fece costruire una chiesa sui resti di una ancor più antica cappella. Oltre che per questo, San Pietro è celebre anche perché conserva i resti di Severino Boezio, ricordato da Dante nel Paradiso con i versi che sono riprodotti in una lapide esterna alla Chiesa. Si chiama San Pietro "in ciel d'oro" perché l'abside che sovrasta l'Arca di Sant'Agostino, suo sepolcro, in origine era un mosaico in oro zecchino che formava un cielo. Poi nel 1799 arrivarono i giacobini francesi con Napoleone, portarono via l'oro e adibirono la chiesa a magazzino militare. Solo nel 1895 il Cardinal Riboldi la rese al culto, fece fare la ricognizione del corpo di Sant'Agostino e, avutane la certezza dell'autenticità, la riconsegnò all'Ordine agostiniano. Vi è, poi, una terza ragione che rende celebre questa chiesa: posta fuori le mura e probabilmente "basilica" in origine, fu usata dai Re tedeschi come sede delle Diete. Infatti gli Imperatori, che tenevano in Pavia il loro rappresentante, quando scendevano in Italia, si fermavano in questa Chiesa e, riuniti i Vescovi e i Nobili, dettavano leggi e ordinamenti che poi venivano diffusi in tutta Italia.
Il Duomo
Piazza Grande è di origine viscontea  poiché  furono abbattute  le  case   che esistevano in modo che feste e impiccagioni si svolgessero in città e non sempre nel Castello. Quello che però colpisce subito la vista è la cupola del Duomo che troneggia a 82 metri da terra: i bracci della croce che sovrastano sono ben 5 metri e 20 centimetri ma la costruzione è tanto armonica che non sembrano così larghi.
La costruzione è rinascimentale e fu commissionata ai grandi ingegneri del tempo da Ludovico il   Moro  e   da   suo   fratello  il
Duomo di Pavia
Cardinale Ascanio Sforza. Tra i progetti presentati al Papa Innocenzo fu scelto quello dell'architetto pavese Cristoforo Rocchi al quale però fu tolta la consolazione di realizzarlo perché lo Sforza passò l'incarico al Bramante che era alla sua Corte di Milano. La realizzazione è quindi bramantesca: fu, anzi, la prova generale per la futura costruzione di San Pietro in Roma che il Papa gli aveva chiesto. La cupola (che sono in realtà due cupole di piombo sovrapposte, realizzate alla fine del secolo scorso, ma sempre sui disegni e progetti bramanteschi) poggia su otto colonne, ma in tutto il maestoso colonnato non si vede una sola chiave di ferro com'era normale in quei tempi, tanto furono esatti i suoi calcoli. All'interno del Duomo dietro l'altare maggiore tra ornamenti dorati, vi è un tabernacolo contenente le spine della corona di spine di Cristo, che furono donate l'una da Filippo di Valois Re di Francia e un'altra biforcuta dall'Imperatore di Costantinopoli. Il giorno dopo Pentecoste, il Sindaco della città, il Vescovo e il Parroco del Duomo ciascuno con la propria chiave aprono il tabernacolo e tra luci sfolgoranti le Spine vengono calate e si fa solenne processione. Nell'altare del braccio destro sono conservati i resti di San Siro, primo Vescovo di Pavia, vestito dei suoi paramenti. Ogni altare ha quadri preziosi e di grandi autori sia del passato che del presente, tra cui un Bernardino Luini e un Federico Faruffini: quest'ultimo realizzò nel 1869 una Immacolata che si può vedere uscendo dalla porta di destra.

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