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Arcibasilica Reale di San Michele Maggiore
L'Arcibasilica Reale di San Michele Maggiore è il gioiello di Pavia. Le sue origini si perdono nei secoli anche se documenti ufficiali del 1132 dicono che in quell'anno fu consacrata. Alcuni la fanno risalire ai Goti, altri ai Longobardi, ma forse più veridicamente fu eretta dai Bizantini come vera e propria "basilica" nel senso e nell'uso loro proprio di grande sala dove esercitare la giustizia. Le tracce bizantine sono numerose: le due effigi consumate che sono sopra le porte laterali della facciata   sono   Sant'  Ennodio,
San Michele Maggore
Vescovo di Pavia del V secolo e Sant'Eleuterio, Vescovo di Ravenna. L'annunciazione in bassorilievo incastonata nel lato destro della chiesa di fronte a via Bossi è pure ortodossa in quanto vi figurano tre personaggi (la Vergine, l'angelo e un'ancella) tipica in oriente e rarissima in occidente. Nell'interno, nella porta chiusa di destra del braccio latino vi è poi un antico dipinto che è una "Dormitio Mariae", cioè la Madonna che si addormenta, non muore, secondo una tradizione pure bizantina. Nei secoli subì traversie e rifacimenti, l'ultimo dei quali è proprio quello conseguente all'invasione degli Ungari del 924, nella quale andarono distrutte ben 43 chiese; il tetto e la parte alta di San Michele sono infatti in mattone cotto e non in arenaria, così come anche il campanile. Sulla facciata si leggono le fasi successive per le quali passò: la parte inferiore originaria, la superiore mal composta, di materie diverse, disarmonica nelle parti, il che indica che fu riparata in fretta e con arte grossolana. Gran parte della facciata e i capitelli sono adorni di bassorilievi di stranissima forma e di figure mitologiche con rappresentazione di cacce, cinghiali, cervi, buoi, gemini, donne lattanti, Adamo ed Eva, leoni alati, sirene. Esse volevano significare che tutte le forze della natura, conosciute e sconosciute, dovevano sorreggere ed essere al servizio di Dio. Sopra la porta centrale vi è in calcare la figura di San Michele che calpesta un drago. Vi sono anche immurate delle scodelle colorate, segno che nella chiesa veniva offerta ospitalità ai pellegrini di passaggio che si recavano a Roma. La chiesa è a tre navate con due braccia a croce latina nel mezzo del pavimento del corridoio centrale si conservano quattro grosse pietre nere con la scritta "regibus coronam ferream solemni ritu accepturis heic solium positum fuisse vetus opinio testatur": è affermato , per antica tradizione, che qui fosse posto il trono in cui il Re con rito solenne riceveva la Corona Ferrea. Questa Corona, attualmente a Monza nella chiesa di San Giovanni, fu conservata a Pavia fino al XIII secolo: fu ricavata da un chiodo della Croce di Cristo inviata da Papa Gregorio Magno a Teodolinda, Regina cattolica dei Longobardi, come segno di ringraziamento per aver risparmiato Roma dall'invasione. La Regina lo aveva fatto battere dai frati comacini e ne aveva ricavato un cerchio al quale erano state applicate quattro piastre d'oro tempestate di pietre preziose: poiché l'anima della nuova corona era il ferro del sacro Chiodo, venne chiamata "Corona Ferrea". Nell'altare maggiore troneggia una bella costruzione in legno lavorato, chiamata la Maestà, mentre nel primo altare di destra vi è un crocifisso laminato d'argento del XII secolo, detto di Teodote, regina longobarda confinata in convento per adulterio. Nella terza cappella, invece, si trova un pregevole polittico in legno dorato del XV secolo: questo perché tutte le statue di questa chiesa, da quelle in alto sopra l'altare maggiore e di stile assisano, sono in legno. Nell'altare maggiore si può notare un tratto di mosaico anteriore all'anno 1000, originale e vermiculato di marmi rossi, azzurrini e bianchi che rappresentano i mesi dell'anno, con al centro una figura con le insegne reali. La penultima volta reca dipinta nei medaglioni decorativi alcuni personaggi di Casa Savoia, ma anche Dante, San Tommaso, Boezio e Lanfranco e il complesso è chiamato: il Genio riverente a Dio; nella volta successiva vi sono invece affreschi di Andrino d'Edesia, un allievo di Giotto. Purtroppo la chiesa si sgretola lentamente e finora non si è stato in grado di fermarne l'usura.
Il Ponte Coperto
Il Ponte Vecchio non è più l'originale, che fu distrutto dai bombardamenti americani del 1944 e fu rifatto una quindicina di metri più a valle, un po' più largo dell'antico per facilitare la viabilità. È ancora a schiena d'asino come quello medievale, con cento colonnette di granito che sorreggono il tetto come aveva ordinato il Visconti e la cappella votiva di San Giovanni Nepomuceno.
Ponte Coperto

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