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A causa di queste difficoltà i lavori subi- rono un forzato rallentamento anche se troviamo documentato nel suddetto periodo un ragguardevole pagamento per l'acquisto del piombo destinato alla copertura del monastero. Alla morte di Giovanni Maria (16 maggio 1412), il nuovo Duca Filippo Maria confermava le dona- zioni, i privilegi e le esenzioni già conces-
Giardino dei monaci
se da Gian Galeazzo e dava nuovo impulso ai lavori. Un registro di spese, conservato nell'archivio di Stato di Milano, documenta fino all'anno 1436, artisti di maggiore e minore importanza, lavori eseguiti, acquisti effettuati. Non contiene tuttavia alcun accenno sui lavori della Chiesa. Tutto lascia supporre che i PP. Certosini i quali alla morte di Gian Galeazzo avevano temuto per la continuazione dei lavori, fossero preoccupati di portare a termine le altre parti della Certosa, lasciando ultima la costruzione della Chiesa. Si avviò decisamente la costruzione della chiesa solo nell'anno 1450, quando Francesco Sforza, fattosi riconoscere come legittimo successore dei Visconti, riconfermava ai PP. Certosini le donazioni ed i privilegi già loro precedentemente concessi, ed inviava alla Certosa Giovanni Solari - solo da qualche mese nominato ingegnere della fabbrica del Duomo di Milano dopo aver lavorato dal 1428 nel cantiere della Certosa - "ad considerandum edificium ecclesie fiende", a riprendere in esame il progetto per la costruzione della chiesa. Subito dopo assumevano una rilevante importanza i contratti per la fornitura dei laterizi e una fornace veniva approntata nel parco vicino alla Certosa. Nel 1453 risulta presente in Certosa il giovane figlio di Giovanni, Guiniforte, che dopo aver lavorato per qualche anno insieme con il padre, assumeva nel 1462 la direzione dei lavori. Nel primo decennio del dominio di Francesco Sforza tuttavia i lavori della chiesa non dovettero procedere con molta alacrità - fors'anche a causa di divergenza di vedute nell'ambito del cantiere stesso - se nel 1462 risultano innalzati solo i piloni delle navate fino alle imposte delle volte perchè in quell'anno abbiamo documentate le ordinazioni dei "botazzoli", pietre lavorate a curva per gli archi e le nervature delle volte. Da tener
presente che contemporaneamente si la- vorava anche alla ricostruzione del chios- tro grande e del chiostro piccolo. In quegli anni in cui in Certosa si lavorava alla costruzione della Chiesa la Lombardia (e Milano in modo particolare) registrava un forte fermento artistico. "Nel contesto del dilagande linguaggio gotico, innestato in una salda tradizione romanica si venivano
Chiostrino
inserendo i primi rari esempi di forme rinascimentali soprattutto per l'azione diretta dei maestri toscani....Brunelleschi, Filarete, Michelozzo, Fancelli, Ferrini....e, poco dopo, Bramante e Leonardo, con i quali anche Milano entrò nella piena stagione della rinascita" (M.G.Ottolenghi). Anche in Certosa, con l'Amadeo, il Ferrini, il Dolcebuono, si determinò, non senza contrasti, l'apertura a questa nuova corrente artistica che dapprima affiancò e poi si sovrappose al linguaggio lombardo dei Solari. Nel 1473 ci si accingeva finalmente a lavorare alla facciata della chiesa. Nell'ottobre dello stesso anno infatti i Monaci ne affidavano l'esecuzione agli scultori Cristoforo ed Antonio Mantegazza che si impegnavano ad eseguire "totam fazatam...ac portam cum fenestris et aliis laboreriis pro ipsa fazata...de marmore albo" e nell'agosto dell'anno successivo ai fratelli Mantegazza affiancarono, non senza polemiche, G.Antonio Amadeo.


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