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Furono ristrutturati la Sacrestia Nuova e il Palazzo Ducale, si rinnovarono gli altari delle
Cappelle con i paliotti riccamente intarsiati, furono realizzate le cancellate in bronzo e ferro
battuto e scolpite le colossali statue allineate a fianco delle navate minori della chiesa.
All'inizio del secolo XVIII, con i trattati di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714) che
ponevano fine alla
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guerra di successione spagnola, il Ducato di Milano passava, secondo il principio di equilibrio
- "bilancia delle potenze" - imposto dalla diplomazia inglese nel continente europeo, sotto il
dominio della casa d'Austria. E poco più di un cinquantennio più tardi, mentre la Lombardia
sotto l'impulso di un Illuminismo particolarmente vigoroso operava riforme in campo
culturale-economico-fiscale, la Certosa accusava il colpo più duro della sua lunga storia.
Pochi anni dopo la pace di Hubertsburg (1763) con cui si apriva per l'Europa un periodo di tempo
complessivamente pacifico che sarebbe durato fino alla rivoluzione francese, Giuseppe II, con
indebita intromissione nel campo della potestà strettamente ecclesiastica, decretava, nell'anno
1782, la soppressione degli Ordini contemplativi. Con la partenza dei monaci la Certosa perse
il suo valore umano-religioso di ricca secolare testimonianza di vita silenziosamente operosa
e divenne un monumento senza vita per freddi analizzatori dell'arte. Due anni dopo la soppressione
dei PP. Certosini, la Certosa fu affidata, nel 1784, ai PP. Cistercensi ed, in seguito alla
soppressione di questi (1796), ai PP. Carmelitani (1798), soppressi a loro volta da Napoleone (1810).
Non è difficile immaginare come tutti questi avvicendamenti non dovessero riuscire a vantaggio della Certosa.
In quegli anni fu asportato dalla Certosa il polittico del Perugino destinato all'accademia di
Brera, poi ceduto alla famiglia Melzi ed infine venduto alla Galleria Nazionale di Londra.
Il coro dei "conversi", iniziato (1498) da Bartolomeo Polli (1502) da Giacomo da Maino, fu
disfatto e gli stalli furono adottati ad uso di biblioteca nella casa Serbelloni. Durante l'occupazione
francese furono requisite (1798) le coperture in piombo, destinate agli armamenti.
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Per interessamento di alcuni nobili milanesi, i monaci certosini facevano ritorno, nel dicembre del
1843, in Certosa, ma soppressi dalla legge del luglio 1866 del Governo italiano, abbandonarono di
nuovo (1881) la Certosa che pasò alla cura del Ministero della Pubblica Istruzione.
All'indomani dei Patti Latera- nensi, tra i rappresentanti del Ministero
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della Pubblica Istruzione e l'ordine dei PP. Certosini fu stipulato, nel 1930, un contratto
trentennale con il quale si concedeva ai monaci di poter rientrare in Certosa ma in condizioni
veramente difficili, per non dire impossibili. I PP. Certosini due anni dopo tornavano ancora
una volta in Certosa per ripartirne però non molto tempo dopo (1947), sostituiti dai PP. Carmelitani
(1949) i quali alla scadenza delal concessione (1961) abbandonarono a loro volta la Certosa.
A breve scadenza di tempo, dopo lunghe e laboriose trattative, fu stipulato un nuovo contratto
con i monaci cistercensi i quali dal giorno del loro ritorno (10 novembre 1968), con la loro vita
di preghiera e lavoro, "ora et labora", aiutano a capire meglio la Certosa stessa che fondamentalmente
è un luogo di preghiera.
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