chimichemozioni04
quinta edizione

22 aprile 2004 , ore 21.30

S.M.Gualtieri - Piazza della Vittoria - PAVIA

 

P.E.M.M.
PopularEtnoMusicMovement


Il valore di un pensiero si misura nella sua distanza dalla continuità del noto, e diminuisce col diminuire di quella distanza. Quanto più si avvicina allo standard prestabilito, tanto più sparisce la sua funzione antitetica.
T.W.ADORNO

Roberto Aglieri
Stefano Faravelli
Tony Rusconi
Flauti, organetto, elettroniche
Piffero, clarinetto, gaita, elettroniche
Batteria, Percussioni

BIOGRAFIE

Roberto Aglieri è flautista, compositore e musicoterapeuta. La sua formazione, iniziata nella città natale Pavia, è sempre stata improntata alla varietà degli studi e alla loro sincronia, senza mai rinunciare alla solidità della tradizione. Contemporaneamente al diploma di flauto presso il Conservatorio di Parma, infatti, comincia la sua ricerca nel campo del jazz e insieme della sperimentazione (con Giorgio Gaslini e John Surman), accompagnando il suo percorso con l'approfondimento dei temi della etnomusicologia (Scuola di Musica Comparata, Venezia), apllicandosi all'informatica musicale e alla musica elettronica, nell'ottica di uno sviluppo di sonorità personali e inedite. Musica, filosofia musicale, tecnologia: non si può parlare di Roberto Aglieri senza considerare, sempre e simultaneamente, queste tre grandi direttive.
Nascono così Apèiron nel 1979 e 20th Century Fox nel 1981 e il primo vero live concert, registrato nel tour internazionale con l'ensemble di musica popolare "Tiempo Mancante", Live in Athens, datato 1985.
Ma la grande svolta artistica ed intellettuale, riconosciuta dai più importanti critici musicali, arriva nel 1987, con il disco Ragapadani, esordio compositivo di Roberto Aglieri. La definizione che ne diede il critico Roberto Valentino, come di un album che "riesce ad avvicinare due realtà fluviali, il Ticino e il Gange", esplicita perfettamente il primo grande risultato sincronico dell'opera di Aglieri e cioè la capacità di racchiudere in un'unica produzione la molteplicità dei tempi e dei luoghi, in una sintesi assolutamente personale, ma con il carattere dell'universalità. La sua musica è infatti di comprensione immediata, proprio perché si esprime su una molteplicità di piani, la cui accessibilità è lasciata all'ascoltatore, in una sorta di "ecologia dell'ascolto", che riporta alla radice naturale del fenomeno musicale.
Sempre come compositore e performer, partecipa a diversi eventi di rilievo, dal Festival di Sant'Arcangelo (Teatro Del rimbalzo, Genesi e Decorso,1988) al Festival del Mediterraneo di Salonicco (1991) e, per quattro anni consecutivi dal 1990 al 1994 in veste anche di direttore artistico al festival EchoLogie di Cagliari, fino al Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano (Orpheus Mecanique, balletto,1994), disegnando quel percorso artistico in costante mutamento che da sempre ne caratterizza il lavoro.
Naturalmente l'indole da musicista e performer non lascia spazio agli indugi e Aglieri, durante quegli anni, si esibisce come flautista su molti palchi e in molte situazioni diverse con artisti come Markus Stockhausen, Anouar Brahem, Beniat Achary, Carlos Zingaro, Mauro Pagani, Guido Mazzon, Tony Rusconi, Umberto Petrin, Jean Marc Montera, Filippo Rodolfi, Enzo Favata, Mario Fragiacomo, Arrigo Cappelletti. Ancora una volta, la diversa estrazione di questi nomi rende conto della spinta poliedrica che Aglieri imprime nella sua parabola musicale.
L'attività di flautista e la vena compositiva lanciano Aglieri tra i primi dieci musicisti italiani, così come sono classificati dal libro di Stefano Benini "Il flauto e il jazz. Gli strumenti, gli esecutori, il metodo" (Muzzio Editore, 1992), e fanno individuare a Luigi Onori, storico critico del Manifesto e di Musica Jazz, la grande innovatività della musica di Aglieri, al pari di quella di Gianluigi Trovesi, come punta di diamante della produzione italiana dei primi anni Novanta, antesignana di quella che sarebbe poi stata definita la New Age italiana.
Nel 1995, poi, un'altra svolta. Aglieri si dedica completamente ad un altro ambito di innovazione, ancora poco conosciuto, soprattutto in Italia, ma di grande fascino e interesse: la musicoterapia. Per molti anni, ed ancora oggi, la ricerca di Roberto Aglieri in questo settore è di altissimo livello, così come di grande impegno è la sua attività in collaborazione con psichiatri, centri di ricerca e cliniche della Lombardia. Insieme a ciò, continua anche la professione di insegnante presso l'Istituto Musicale Vittadini di Pavia, dove il contatto con i ragazzi, mai abbandonato per la verità, mantiene forte l'attaccamento agli esordi musicali e l'esigenza di favorire spazi e possibilità per la musica dei giovani. In questo senso va il progetto di Aglieri, nato con il disco Amina, di creare un'etichetta discografica che promuova i giovani musicisti della sua città.
L'attività musicale vera e propria prosegue dunque con la "Living Orchestra", laboratorio sperimentale di improvvisazione e contaminazione, da lui stesso definito "luogo autonomo dell'agire musicale", nato nel 1995 e sbocciato definitivamente due anni dopo con la nascita della "Diatonic Orchestra", di cui fanno parte orginariamente il chitarrista Sandro Soncini, di scuola classica, l'armonicista blues Andrea Sacchi e i due percussionisti etno-reagge Fausto "Avo" Soncini e Fausto "Fafo" Fietti. Con loro e con la collaborazione delle voci di Maria Elena Moro e Martina Galvagni, della chitarra rock di Vincenzo Rende, del violino di Maurizio Dehò e il piffero tradizionale dell Quattro Province di Stefano Favarelli, nasce appunto il disco Amina, nel 2002, piazzatosi secondo al Premio Toast di Faenza, il Meeting delle Etichette Indipendenti.
Nel novembre 2003, con l'album Fabularium, un grande percorso storico-artistico e spirituale negli anni di musica di Roberto Aglieri, arriva anche il primo posto al Premio Toast del M.E.I.

Stefano Faravelli nato a Casorate Primo il 27/02/1975. comincia a suonare e frequentare l'accademia di musica popolare (l'osteria) fin dal 1989.Ha suonato con ''i suonatori delle 4 province'' gruppo storico del folk italiano,è
fondatore assieme a Franco Guglielmetti e Maddalena Scagnelli del gruppo ''Enerbia'',suona stabilmente con la ''Diatonic orchestra'' di Roberto Aglieri con il quale fonda anche ''PEMM''.
Ha inoltre lavorato con Oliviero Malaspina pregievole cantautore pavese già collaboratore di Fabrizio e Cristiano De Andrè,Giovanna Marini e Laurie Rasmussen.

Tony Rusconi, nato a Trento nel 1948, ma formatosi artisticamente a Milano, è una delle figure importanti del jazz sperimentale europeo di questi due ultimi decenni. Musicista eclettico e di ampi orizzonti ispirativi, Rusconi ha avuto formazione e percorsi artistici piuttosto variegati: dai primi approcci col violino all'età di appena cinque anni (praticato per quasi un decennio) alla pratica della batteria e percussioni fino agli studi di composizione, prima con Luca Lombardi al Conservatorio G.Verdi di Milano e poi sotto la guida di Emilio Ghezzi con cui si impegnerà in una lunga, rigorosa e appassionata immersione nella storia della musica colta.
Senza trascurare studi di orchestrazione e arrangiamento per Big Band jazz e la sperimentazione di tecniche di improvvisazione, saranno proprio questi studi ed esperienze a orientare Rusconi verso quell'esplorazione contaminata e trasversale che, tra composizione e improvvisazione, costituisce oggi il tratto distintivo della sua attività artistica. Il rigoglio, la varietà e la complessità delle sue esperienze rendono difficile un quadro dettagliato, ma tuttavia sono da ricordare alcune tappe fondamentali.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, Rusconi sviluppa un intenso scambio di collaborazioni con i protagonisti dell'avanguardia internazionale, tra cui Paul Rutherford, Steve Lacy, Evan Parker, Peter Kowald, Lester Bowie, Giorgio Gaslini, Bruno Tommaso, Alex Schlippenbach, Tristan Honsinger, Radu Malfatti, Andreé Jaume. In particolare con Paul Rutherford realizza due LP e un video e partecipa a vari festival e concerti in Italia e all'estero sin dal 1981.
Il decennio 80/90 per Rusconi implica anche il coinvolgimento nelle performances audio visuali, e in tal senso la sua attività si orienta verso il teatro, il video, il cinema, la danza e la poesia.
Gli anni Novanta segnano il recupero del rapporto composizione/improvvisazione, all'insegna della contaminazione e della trasversalità.

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