Una volta si pensava che con la musica si potesse cambiare il mondo. Era un pensiero utopico, ingenuo. Ma in fondo qualcosa di vero c'era: se con la musica non si cambia il mondo, almeno si può favorire la consapevolezza di qualcosa, si può trasmettere un messaggio. E in questi giorni c'è un messaggio di cui bisogna assolutamente rendere tutti partecipi. Il suo nome è: Pace.
E una musica come il jazz, nata dall'incontro fra culture diverse e sviluppatasi nel segno dell'universalità del proprio linguaggio, è uno dei veicoli più adatti a farsi interprete di quello che deve essere innanzitutto un desiderio comune ad ogni popolo di questo mondo.
Una rassegna che ha nella propria intestazione la parola "dialogo" è perciò l'ambito adatto, al di là dell'evento spettacolare, per riflettere su un tema così importante e vitale: i tamburi, le voci e tutti gli altri strumenti che risuoneranno in S. Maria Gualtieri saranno quindi tamburi e voci di Pace.
Il mio invito è, dunque, che quest'anno coloro che, numerosi come negli anni passati, si recheranno per assistere ai concerti di "Dialoghi: jazz per due", lo facciano con lo spirito di quanti si stanno adoperando per un mondo diverso. Oggi, domani, sempre.

Eligio Gatti
Assessore alla Cultura del Comune di Pavia

"Dialoghi: jazz per due" giunge alla quinta edizione, traguardo non di poco conto per una rassegna musicale. E lo fa, ancora una volta, ruotando attorno ad un filone tematico: la presenza ad ogni concerto di strumenti a percussione. Ma quest'anno c'è un altro filo conduttore che caratterizza ancor più il ciclo di concerti: l'attenzione per musicisti che provengono da una delle scene tradizionalmente più vivaci e interessanti del jazz europeo, quella francese.
Musicisti come Louis Sclavis, Michel Godard, Serge Lazarevitch, Joel Allouche e Patrice Heral sono tutti in prima linea a testimoniare la creatività e l'originalità di una musica che è jazz e nello stesso tempo anche qualcos'altro. Una musica senza confini stilistici, che non conosce barriere culturali, che si nutre sia della tradizione afroamericana che, giustamente, di quella europea, popolare e non, talvolta spingendosi altrove.
Tutte connotazioni, queste, che accomunano Sclavis e i suoi connazionali a Maria Pia De Vito, Roberto Dani e Michele Rabbia, artisti sospinti, come lo sono appunto i colleghi transalpini, da un insaziabile desiderio di confrontarsi con suoni e ambiti diversi e che sanno calarsi in modo proficuo nella affascinante pratica del dialogo a due voci. Una pratica, o se si vuole un contesto espressivo, non certo privo di rischi. Ma in musica, e nell'arte in generale, è sempre meglio rischiare, ricercare, sperimentare, azzardare, piuttosto che ripetere formule consolidate.
"Dialoghi: jazz per due" è una rassegna che ogni anno cerca, nel suo piccolo, di proporre qualcosa di nuovo, favorendo incontri inediti, nel segno di formule strumentali variegate. E da questi incontri inediti sono nate spesso collaborazioni che si sono consolidate nel tempo: segno che il rischio, la ricerca, la sperimentazione, l'azzardo danno buoni frutti.

Roberto Valentino

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