La pittura di paesaggio: percorso attraverso le opere della
Pinacoteca dei Musei Civici.
Se oggi il genere del paesaggio ci appare quasi scontato,
lento e faticoso è stato nell'evoluzione artistica il processo che ha portato
la natura a guadagnarsi il ruolo di protagonista principale e poi assoluto dell'opera
d'arte. Dai fondi d'oro che negavano ogni suggerimento spaziale nelle tavole
medievali, si giunge nel Rinascimento ad uno sguardo più attento e partecipe
al mondo naturale, tuttavia sempre confinato a sfondo di una storia, religiosa,
mitologica o letteraria che fosse.
Dal Seicento si accolse finalmente il genere del paesaggio tra i possibili temi
che un pittore poteva trattare: paesaggi per lo più ideali, composti da una
selezionata scelta di elementi, a loro volta accostati entro disposizioni armoniche.
Solo nell'Ottocento si arrivò alla pittura di paesaggio intesa come registrazione
fedele della natura. L'evoluzione del genere può essere agevolmente seguito
attraverso le opere conservate nelle varie sezioni della Pinacoteca Civica,
fino ad arrivare ai bei paesaggi settecenteschi di Fabio Ceruti, Tommaso Porta
e Bartolomeo Pedon.
A quest'epoca il paesaggio si specializza in genere ulteriori, come la veduta
urbana e la marina: Andrea Urbani e un anonimo pittore lombardo ci donano una
piccola antologia delle possibilità di invenzione del genere, orami entrato
nelle preferenze del gusto e del costume della committenza del periodo, alla
ricerca di soggetti belli, vari e forse poco impegnativi per l'arredo di ricche
dimore.
Paola Favretto