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Pittori del Naturalismo lombardo
PAVIA
CASTELLO VISCONTEO |
| Figlio
di un patriota trentino che aveva sposato gli ideali dell'irredentismo italiano
e che perciò, costretto all'esilio, si era trasferito a Gorla, presso
Milano, impiantandovi un laboratorio di coloranti tessili, Renzo Weiss (Trento
1856) aveva speso l'alacre attività di una vita intera tra imprenditoria
industriale - suo fu il primo stabilimento in Lombardia che stampava a colori
su tessuto -, la passione per l'arte e la pratica sportiva della scherma. |
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| La condivisione degli ideali patriottici e l'attrazione per un tipo di pittura ispirata al vero e fondata essenzialmente su valori cromatici e luminosi avevano favorito la sua assidua frequentazione, sin dagli inizi degli anni Ottanta, e i suoi legami con la cerchia di artisti garibaldini raccolti dapprima intorno allo studio monzese del decano Mosè Bianchi (e del nipote Pompeo Mariani), poi nei ritrovi mondani di Milano, dal Caffè dell'Orologio - per un quarto di secolo abituale roccaforte di Filippo Carcano - al Caffè Cova, nei cui saloni venivano allestite mostre d'arte di Emilio Gola, Luigi Rossi, Eugenio Gignous, Leonardo Bazzaro e altri; e ancora nei circoli artistici ufficiali, quali la Famiglia Artistica, la Società patriottica, la Promotrice. |
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Ma per Weiss e il suo gruppo di amici artisti, innamorati del paesaggio e impegnati anche in lunghe peregrinazioni a piedi lungo i laghi prealpini e nelle vallate, luoghi di incontro, di esperienze comuni, di confronto formale erano anche le ville di Mosè Bianchi a Gignese, di Gignous a Stresa, di Bazzaro all'Alpino: là riuniti, ciascuno con un proprio linguaggio e una propria cifra distintiva essi offrivano una visione della realtà naturale, non legata a schemi descrittivi ma liberamente interpretata alla luce della sensazione e del sentimento, per lo più caratterizzata da ampi e profondi punti di vista e tradotta in accordi cromatici schiariti. |
| Erano
quelli gli anni - nell'ultimo quarto di secolo - in cui era giunto a piena
maturazione il processo di rinnovamento della pittura di paesaggio che,
in Lombardia, affondava le sue radici nella tradizione cinquecentesca rivista
attraverso le dense atmosfere di Piccio e le libere intonazioni scapigliate
e si caratterizzava per l'uso di una pennellata ricca di impasti e di sfumature
e per una grande spigliatezza compositiva. L'invito già del docente della scuola di paesaggio a Brera, Luigi Riccardi, ad esplorare la natura "en plein air" e a cogliere più che la geografia di luoghi, il mutare dei colori e delle luci nei diversi momenti del giorno e della stagione; il richiamo della pittura d'oltralpe che meditava sull'esperienza impressionista e la concomitanza con le ricerche della scuola piemontese e di Fontanesi in particolare, si traducono in dipinti nei quali l'immagine è spesso suggerita anzichè precisamente descritta ed evoca atteggiamenti sentimentali e psicologici: sulla scia del riconosciuto (dopo la consacrazione a Venezia nel 1887) maestro Filippo Carcano, eccellente sperimentatore dell'uso della luce e del colore anche grazie a singolari strumenti tecnici (lunghi pennelli, spatole seghettate), molti giovani artisti si erano dedicati quasi esclusivamente al paesaggio, presentando, a partire dalla fine degli anni Settanta, le loro opere ai concorsi annuali di Brera e alle diverse mostre promosse dalle Società artistiche. All'esposizione di Milano dell'81 era presente un folto gruppo di opere di tema verbanese di Carcano, Bazzaro, Mosè Bianchi, Eugenio Gignous quest'ultimo - che col più anziano Tranquillo Cremona aveva collaborato nell'eseguire paesaggi di sfondo alle di lui figure - aveva esordito a Brera qualche anno prima con vedute del Lago Maggiore e con paesaggi di Gignese e del Mottarone. |
| Pompeo
Mariani (Monza 1857), nipote di Mosè Bianchi e suo assiduo ospite
sul Lago Maggiore, aveva sperimentato un repertorio (molto apprezzato dalla
committenza e dal mercato lombardo) di paesaggi e marine (dimorò
a lungo sulla riviera ligure) e dedicato una serie di vedute - efficacissime
per il pennelleggiare spedito, gustoso, a piccoli tocchi di luce - al parco
del Ticino e alle zone palustri della Zelata. |
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Luigi
Rossi (nativo di Cassarate, presso Lugano, nel 1853), condiscepolo di
Bazzaro e Cesare Tallone all'Accademia di Brera, negli anni del soggiorno
milanese aveva raccolto attorno a sè un nutrito gruppo di intellettuali,
da Boito a Giacomo Puccini - per il quale aveva disegnato i figurini di
Manon Lescant - al poeta Gian Pietro Lucini, le cui tesi simboliste aveva
tradotto in elegante grafica; pittore impegnato in tematiche sociali,
specie legate alle condizioni dell'infanzia, aveva offerto un apporto
significativo al tema del paesaggio, espresso sia in vedute dei laghi
sia in scene di vita contadina e visioni dei monti di chiaro intento simbolico
(ma tradotto in un linguaggio lontano da sperimentazioni divisioniste,
che più volte aveva mostrato di non apprezzare). |
| L'inaugurazione
della mostra si terrà sabato 5 giugno alle ore 11.00 Orari apertura mostra: giugno: 10.00 - 17.50 da martedì a domenica luglio: 09.00 - 13.30 da martedì a sabato; 09.00 - 13.00 domenica |