Regia Gabriele Muccino, interpreti Dan Castellaneta James Karen, Brian Howe, Thandie Newton, Jaden Smith, Will Smith, origine USA 2006, durata 117'.
È l'esordio di Gabriele Muccino a Hollywood: un sogno (extragiegeticamente professionale) che racconta di un sogno (diegeticamente di successo), un film classico sul fascino perverso del "Sogno Americano": si poteva non programmare in questa rassegna?
Chris Gardner, rappresentante di apparecchiature mediche, perde il lavoro, viene abbandonato dalla moglie e diventa un barbone. L'unica cosa che lo fa andare avanti è suo figlio Christopher, di cinque anni, che vive con lui. L'uomo cerca disperatamente un lavoro fino a quando inizia un lungo tirocinio, non pagato, in una prestigiosa società di consulenza di borsa.
Gabriele Muccino sbarca a Hollywood e azzera il suo tratto. Affidandosi alla narrazione classica e al tema del Sogno Americano. The Pursuit of Happiness è infatti ispirato alla storia vera di Chris Gardner, abbandonato dalla moglie con un figlio a carico e un lavoro precario, ma caparbiamente convinto di potere, un giorno, risolvere tutti i problemi e raggiungere, seppur parzialmente, qualche istante di felicità. Oggi il vero Gardner è un miliardario eletto Padre dell'Anno che si gode i frutti delle sue fatiche, al pari di Will Smith che ha fortissimamente voluto questo film, che produce e interpreta al meglio, al fianco del figlio Jaden. E se qualcosa di Muccino è rintracciabile è nell'isteria del personaggio di Thandie Newton, non a caso doppiata nella versione italiana da Sabrina Impacciatore, una delle icone de L'ultimo bacio. Nei confronti dell'ideologia che pervade il progetto, Muccino ha un atteggiamento intelligente: mostra, senza commentarlo, lo sfrenato individualismo di cui si nutre la società statunitense, v. il discorso di Reagan alla televisione che annuncia, siamo nel 1981, che l'America è indebitata più delle società di calcio italiane, e per contro lascia a un paio di ex-hippies il fardello della nostalgia per i bei tempi andati, per gli anni 60, per un mondo più a misura d'uomo.
Sognare è bello, utile, qualche volta ti salva la vita però bisogna anche fare i conti con la realtà, e quella delle major, è acclarato, non è mai stata delle più utopistiche.
Aggiornato il 19/07/2007 11:41:09
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