Martedì 15 luglio 2008
IN QUESTO MONDO LIBERO (It's a Free World
) di Ken Loach
Interpreti: Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet, Faruk Pruti
Durata 96
Origine Gran Bretagna, Italia, Germania, Spagna 2007.
Angie, poco colta ma ricca di iniziativa, viene licenziata dall'agenzia di reclutamento presso la quale lavora. Decide così di aprirne una sua con l'aiuto della coinquilina Rose.
Le due giovani donne operano (e non è casuale!) dalla cucina di casa propria e presto si specializzano nel sistemare quegli immigrati pronti ad accettare di tutto e disperati proprio perché privi anche del permesso di soggiorno.
Premiato per la miglior sceneggiatura alla Mostra di Venezia, il nuovo film di Ken Loach parla di lavoro precario e in nero, e di come anche chi per estrazione sociale sia sempre appartenuto al ceto più succube e sfruttato, oggi non esiti più di tanto a passare dalla parte dello sfruttatore: ma allora il messaggio qual è? Si tratta soltanto di un caso o centra la consapevolezza di quello che stiamo vivendo?
Una cosa rimane certa, Angie, la protagonista del film, è una forza trascinante. L'ha inventata lo sceneggiatore Paul Laverty dopo una lunga inchiesta sul campo, e l'ha messa in immagini e diretta lormai settantenne, ma non meno arrabbiato Ken Loach, un regista da sempre impegnato in tematiche sociali, ma ultimamente un po meno incline allottimismo (ottimismo della volontà e pessimismo della ragione diceva qualcuno, no?) dei suoi primi lavori. Chi infine l'ha interpretata è la sconosciuta Kierston Wareing, classe 1975, sicuramente meritevole della Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile alla 64ª Mostra di Venezia secondo buona parte della critica presente.
Una recitazione empatica e in full immersion, che forza i limiti della rappresentazione per costringerti/lasciarti immedesimare nel film. Se nell'hinterland di Londra Angie, una trentenne ragazza-madre con figlio di 11 anni, che evapora energia passionale ed imprenditoriale capacità, sfrutta chi nella scala sociale è messo ancora peggio di lei, non è forse questo stesso sistema che la autorizza a farlo? In fondo un'agenzia semiclandestina ed esentasse di collocamento per lavoratori neocomunitari o extracomunitari, oltre a risolvere i problemi di sostentamento di Angie e Rose permette a chi lavora in nero di non morire di fame. Non subito almeno. Forse a qualche compagno sarebbe piaciuto di più un film più manicheo: ma perché qui la cattiva è una donna, ragazza madre e perdippiù anche licenziata dal posto dove lavorava? Il messaggio del film si tinge di grigio ed i giudizi facili di chi non si preoccupa perché la classe glielo può risparmiare si fanno più sfumati. Su Angie è difficile decidere, sul sistema che lha prodotta al contrario è difficile non vomitare. Deregulation e facili scusanti:
tanto lo fanno tutti non ci bastano più. Guardiamoci negli occhi. Qui se non ci mettiamo una pezza presto la pacchia finisce per tutti.
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