Martedì 22 luglio 2008
LA ZONA di Rodrigo Plà
Interpreti Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdú, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Chávez, Mario Zaragoza, Marina de Tavira
Durata 97
Origine Spagna, Messico 2007.
Che cosa ci fa sentire più protetti? Si può vivere dietro a un muro facendo finta di non sapere che cosa si svolge al di là? A queste e ad altre domande cerca di rispondere il film messicano-spagnolo La zona. Scritto partendo da un suo racconto dalla sceneggiatrice Laura Santullo, diretto dall'esordiente uruguayano Rodrigo Plá, un quarantenne che vive a Città del Messico, La zona inventa un quartiere residenziale circondato da un'alta muraglia con tanto di filo spinato elettrificato in cima. Controllato giorno e notte da una centrale video, questo "eden" superprotetto si fonda su un regolamento condominiale, che stabilisce l'autonomia dai poteri esterni: neppure la polizia può entrare senza un mandato, mentre in un accostamento paradossale, appena oltre i cancelli formicola il più degradato dei quartieri periferici.
Muri, pannelli, recinzioni, reti metaliche, sbarre, baluardi: chissà fin dove c'entra il segregazionismo razzista?
Chiudersi dentro per evitare un contatto, se ci si pensa, inevitabile. «Un muro offre la possibilità si sentirsi al sicuro, di immaginarlo almeno. Tutto sommato, di autoingannarsi» scrive Giuseppe D'Avanzo. Una lucida analisi che si applica perfettamente a La zona, dove il fenomeno appare fotografato nelle dimensioni di una terrificante metafora certo ispirata dal Buñuel claustrofobico delL'angelo sterminatore.
Che succede infatti se durante un temporale crolla un tabellone aprendo una breccia nella quale, approfittando del blackout, si infilano tre ragazzi di vita alla Pier Paolo Pasolini?
Luci e ombre si alternano, come in un rivivere e smorzarsi delle coscienze dei protagonisti.
Nel tentativo di rapinare una villa, i tre ladruncoli in preda all'alcol ammazzano la proprietaria. Ne segue una caccia in cui due dei malcapitati restano uccisi; e muore anche un sorvegliante, colpito per sbaglio da un residente. Le forze dell'ordine restano fuori, scatta l'omertà, non sembra vero ai nostri "buoni borghesi" di potersi fare giustizia da sè: mentre una riunione condominiale sui generis stabilisce i termini della vendetta: i cadaveri dei ragazzi nei cassonetti, il guardiano si fingerà morto suicida o infartato. E intanto l'adolescente Alejandro deve decidere che cosa fare di Miguel, il più giovane e meno colpevole degli incursori, che si è nascosto nella sua cantina.
Terrorizzati ed impotenti assistiamo all'escalation della violenza. Poche volte si è visto un film di un pessimismo tanto radicale.
Tutti i personaggi hanno motivazioni buone o cattive per adottare comportamenti sempre più aberranti. Il mondo è dominato dall'avidità e non esiste più nulla a cui appellarsi.
Applaudito a Venezia e vincitore a Toronto La zona arriva anche a Pavia. Perché anche qui c'è chi vive "ai confini del paradiso".
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