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Cinema sotto le stelle: Michael Clayton

Domenica 20 luglio 2008
MICHAEL CLAYTON di Tony Gilroy

Interpreti George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Austin Williams, Sean Cullen, Michael O'Keefe
Ken Howard, Merritt Wever, David Lansbury, Bill Raymond
Durata 125’
Origine USA 2007.

E George ci ripensa… Michael Clayton è un “fixer”, un aggiustatore, o uno “spazzino”, come è stato ben tradotto nei sottotitoli dell’edizione originale del film presentato in anteprima mondiale a Venezia nel settembre scorso.
Ex pubblico ministero, ma con alcuni peccatucci da farsi perdonare (la passione per le bische, un investimento sbagliato, che pesa sulla sua situazione economica), Clayton lavora da un sacco di tempo per la stessa società, una delle più importanti della città, eppure, nonostante la sua bravura, non è ancora socio, ne’ pare proprio sul punto di diventarlo.
La “falsificazione dei fatti”, o forse più precisamente, la proposta di un altro punto di vista, l’elaborazione di “un’altra verità possibile”, sono i suoi punti di forza.
Che succede se un cliente importante dello studio prende sotto qualcuno con la macchina e poi non si ferma a soccorrerlo. O se il geniale collega “sbarella” sul più bello e si spoglia in pubblico, rischiando di far crollare tutto l’impianto difensivo di una causa da miliardi di dollari. Se avviene qualcosa di folle, di insanabile di assolutamente non giustificabile insomma che si fa? Si rinuncia? Assolutamente no. Nessun problema: ci pensa Michael: lui è il migliore in queste cose.
Ma che succede se Michael si stanca? Se una volta tanto non ce la fa più a mandar giù tutta quella "melma"? Il film parte da qui. Dal più classico degli antieroi, da una situazione di routine che diventa all’improvviso rottura. Dalla descrizione di una prassi per incoraggiarne la condanna da parte del pubblico, inaugurarne la “riprovazione ufficiale” sfondando un muro, quello delle caste, proprio da noi negli ultimi tempi così up-to-date.
Impianto classico, con ingresso dello spettatore in medias res (eh, il buon Orazio!) e gioco ad incastro nella bella ora e mezza che segue a costruire un finale davvero avvincente Michael Clayton è l'opera prima di uno degli sceneggiatori più famosi di Hollywood, e da quel che ho detto sulla sua scrittura direi che si era intuito fin dall’inizio. Dopo L'avvocato del diavolo e Armageddon un thriller legale quindi, decisamente più realistico del primo e meno action del secondo eppure con molti atout dalla sua.
Ma uno che scrive così alla regia prima o poi doveva arrivare e Tony Gilroy ci arriva, senza fretta, esattamente così come il modo narrativo che ha scelto per raccontarci questa storia.
Ma l'impianto classico non toglie nulla alla forza dell’assunto soprattutto quando scopriamo le fonti da cui proprio il film prende vita. Pare infatti che lo stesso Gilroy, mentre stava scrivendo L’avvocato del diavolo, abbia saputo di molte prove occultate ad arte durante vari processi contro alcune multinazionali: ed era proprio la mancanza di queste “evidences” a far assolvere le aziende imputate.
C’è chi si umanizza durante la narrazione e chi al contrario diventa sempre più mostruosa, che dire, a volte la realtà non stenta a superare la fantasia… eppoi voglio proprio vedere se qualcuno ha il coraggio di affermare che la Swinton non fa più paura qui, anche mentre davanti allo specchio in una stanza d’albergo si asciuga le ascelle sudate, che nelle vesti di strega nel regno di Narnia…

 
   
 
 
Scaduto il 21/07/2008 00:00:00
 
 
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