

Sabato 26/07/2008
COUS COUS (La Graine et le Mulet) di Abdel Kechiche
Interpreti Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk, Alice Houri
Durata 151
Origine Francia 2007.
Beiji è un buon operaio sessantenne di origine maghrebina che lavora ai cantieri navali del porto di Sète. Quando un brutto giorno perde il lavoro anzichè piangersi addosso decide di seguire il sogno che accarezza da una vita. Divorziato e con una famiglia numerosa a cui pensare, tenterà di aprire un ristorante che serve solo cous cous di pesce e coinvolgere nell'attività tutti i suoi familiari.
Forse è proprio vero come dice Godard: «...nella vita, come nel cinema, non c'è nulla di segreto, nulla da chiarire, bisogna solo vivere e filmare». Sarà anche vero, ma quando vedi un film come questo, con queste forme, queste idee, quei personaggi, quei sapori, quei colori, questi odori... allora ti si aprono davvero mille finestre nella testa. E ti chiedi perché a qualcuno riesca e a mille altri no. Sì, è tutto più vero del vero nel salmastro ultimo film di Abdellatif Kechiche.
Una volta rottamato dal suo datore di lavoro, al porto di Séte il protagonista si ricicla, anche qui in modo tuttaltro che casuale, trasformando un vecchio cargo arrugginito in un ristorante galleggiante, per far gustare a tutti la prelibatezza di famiglia, il cous cous al muggine.
Però il nostro di famiglie ne ha due, una ex moglie cuoca eccelsa, ed una compagna con intrapprendente figlia al seguito, ed aprire un ristorante in un paese, come la pur civilissima Francia, dove ancora sei visto come uno straniero, non è impresa da poco.
Caldo lultimo film dellautore di Tutta colpa di Voltaire e de La schivata, un realizzatore di origine tunisina che viene dal teatro, ha un talento per i dialoghi autentici ed un occhio per il cinema come pochi, sicuramente nessuno in Italia.
In un film corale, la comunità familiare gioca il ruolo più importante. Una comunità aperta, con i figli naturali e -non, tutti, o quasi, riuniti durante il rito del pranzo comune. Giovani e vecchi, maghrebini e francesi, bianchi e neri, cristiani e musulmani sono guardati con la stessa pietas, accomunati dalle stesse gioie, angustiati da identiche difficoltà del vivere quotidiano. Una commedia umana vera, sentita ed orchestrata finalmente anche con un occhio di riguardo alla sensibilità dello spettatore: la varietà dei punti di vista, il movimento di corpi ed anime, sensazioni e sguardi, ricordano più un musical di un pamphlet sociale.
E non manca neppure il thriller, con quel cous cous tanto aspettato da portare la tensione a livelli davvero inattesi. Era la lezione di Hitchcock. Ed è ancora il cinema oggi: la vita ma raccontata senza le parti noiose, perché lo spettatore ne ha a bizzeffe, di realtà, senza entrare in un cinema, proprio lì, sul marciapiede davanti a casa sua.