

Sabato 9 agosto 2008
PARLAMI DAMORE di Silvio Muccino
Interpreti Silvio Muccino, Aitana Sánchez-Gijón, Carolina Crescentini, Andrea Renzi, Flavio Parenti, Max Mazzotta, Geraldine Chaplin, Giorgio Colangeli
Durata 115
Origine Italia 2008.
Silvio è nato con la camicia. Sasha no.
I genitori tossicodipendenti lo crescono in una comunità di recupero abbandonandolo, alla loro morte, ad un vuoto terrorizzante.
Quando anche il direttore del centro, lunico in cui Sasha crede, se ne va, anche lui è costretto a cercarsi un posto nuovo nel mondo e nella società.
Tratto dal romanzo di successo scritto a quattro mani da Silvio Muccino e Carla Vangelista Parlami damore è lesordio alla regia del Muccino piccolo, quello fino ad ora coccolato come protagonista dal teenagemovie nazionale.
Siccome poi nel campo lui conosce tutti non gli devessere stato così difficile attorniarsi di professionisti seri e capaci come Arnaldo Catinari alla fotografia, Tonino Zera alle scenografie, Patrizio Marone al montaggio e Maurizio Millenotti ai costumi.
Le suggestioni del grande spettacolo, come vedete, ci sono tutte.
Le sequenze di Parlami damore, che, guarda caso, è uscito per San Valentino, ci riportano ad un cinema alto, forse troppo, soprattutto per un esordio, come lha definito Silvio stesso, da kamikaze.
Le citazioni, i movimenti di macchina stilosi, la storia strappalacrime e lambientazione da sociale difficile, ma ritratto col flou, la storia damore che diventa il vero soggetto a scapito di tutto il decor, insomma ce nè abbastanza per stroncare questo esordio e riporlo con i vari Moccia nel cestino di una produzione "culturale" davvero difficile da salvare anche solo in parte.
Eppure
Eppure qualcosa ci spinge a dire anche altro.
Per esempio sulla gratuita così folle di questa regia: perché mai a Silvio Muccino, già sulla cresta dellonda cinematografico-ragazzina, dovrebbe passare per la testa di giocarsi tutto anche con un libro e poi con una regia?
Perché sottoporsi necessariamente al vaglio intellettual-snobistico di questa italietta sempre più italietta sia nella prove, che nei giudizi?
Datemi pure dellutopista insanabile (ed insano), ma dir male tout-court di Parlami d'amore alla fine mi lascia insoddisfatto, così come non notarne i marchiani solecismi.
I personaggi che vi si muovono, tutti eternamente dannati, la Roma stereotipata ed inverosimile al tempo stesso, gli stessi dialoghi spudorati tra i giovani borghesi, che vorrebbero tanto essere bohemiens parigini, lo stesso utilizzo spregiudicato dei temi: alcool, droghe, gioco, solo funzionale allinquadratura, solo a far da sfondo allennesima love story.
Manca empatia, manca emozione, manca partecipazione allassunto, ma, in fondo, chissà, anche in questo maldestro manualetto damore, soprattutto ragionando sulle difficoltà di un così sovraesposto esordio, chissà, dicevo, quanta parte di comunque sincera messa in gioco della propria intimità rimane, quanto tentativo di dialogo, quanta volontà di autonomia, per esempio dal più famoso fratello, possiamo salvare in Parlami damore?
Silvio Muccino forse diventerà grande. O almeno ci sta provando.