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La tutela dei beni culturali e dei beni paesaggistici

logo mibac - ministero per i beni e attività culturali

Lo Stato, le regioni, le province e i comuni, così come gli altri soggetti pubblici, assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione, in conformità alla normativa di tutela

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio - d.lgs. n° 42 del 22 gennaio 2004 - è il principale riferimento legislativo che attribuisce al Ministero per i Beni e le Attività Culturali il compito di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale del nostro Paese, costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici, in conformità con l’articolo 9 della Costituzione (“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”).

La tutela è ogni attività diretta a riconoscere, proteggere e conservare un bene del nostro patrimonio culturale, affinché possa essere offerto alla conoscenza e al godimento collettivi ed è di competenza esclusiva dello Stato che detta le norme ed emana i provvedimenti amministrativi necessari per garantirla.. “La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura” (Codice dei beni culturali e del paesaggio, art. 1, comma 2).

La conservazione del patrimonio culturale è garantita mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni, così come gli altri soggetti pubblici, assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione, in conformità alla normativa di tutela.
Anche i privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a garantirne la conservazione.

I beni culturali presenti sul territorio comunale

Ai sensi degli articoli 10 e 11 del d.lgs. 42/2004 e s.m.i. , sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

Per quanto riguarda i beni immobili, rientrano nella categoria quelli, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose.

Lo Stato comunica ai soggetti privati che possiedono un bene di rilevante interesse storico, lo status di bene culturale, determinando da quel momento il regime vincolistico.

In particolare la dichiarazione dell’interesse culturale è notificata in via amministrativa dal Soprintendente competente per territorio e materia al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa che ne forma oggetto (art. 14 del Codice).
Ove si tratti di cose soggette a pubblicità immobiliare o mobiliare, il provvedimento di dichiarazione è trascritto, su richiesta del Soprintendente, nei relativi registri ed ha efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo (art. 15).


Il restauro e gli altri interventi conservativi su beni culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo sono subordinati ad autorizzazione ministeriale (artt. 21, 22, 24). In sede di autorizzazione, il soprintendente si pronuncia, a richiesta dell'interessato, sull'ammissibilità dell'intervento a contributi statali (previsti dagli articoli 35 e 37 del d.lgs 42/04) e certifica eventualmente il carattere necessario dell'intervento stesso, ai fini della concessione delle agevolazioni tributarie previste dalla legge (art. 31).

Pertanto, se un privato possiede un bene culturale, qualsiasi intervento edilizio intenda fare deve sempre chiedere e ottenere la preventiva autorizzazione della Soprintendenza competente. Ciò in particolare è vincolante soprattutto per le opere di manutenzione dei beni architettonici e urbanistici.

Verifica dell’interesse culturale

BENI APPARTENENTI AD ENTI PUBBLICI E A PERSONE GIURIDICHE PRIVATE SENZA SCOPO DI LUCRO REALIZZATI DA ALMENO 50 ANNI

L’articolo 12 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, d.lgs 42/04 prevede che tutti i beni immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli enti pubblici ed alle persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquant'anni, se mobili, o ad oltre settanta, se immobili, siano sottoposti alla verifica della sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

Dunque, sino all’effettuazione della verifica qualsiasi intervento sui beni deve essere autorizzato dalla Soprintendenza (Codice , art.21, comma 4), i beni stessi sono inalienabili (Codice , art.54 e seguenti) e non può essere attivata la procedura per l’eventuale erogazione di contributi da parte del Ministero.

La verifica dell’interesse culturale si svolge secondo una procedura che prevede l’invio, da parte dell’ente proprietario, dei dati identificativi e descrittivi dei beni, ai fini della valutazione di merito da parte dei competenti uffici del Ministero per i beni e le attività culturali.
L’inoltro dell’istanza e della relativa documentazione cartacea sono preceduti dall’inserimento dei dati necessari nel sistema informatico del Ministero (www.benitutelati.it), al fine di snellire il procedimento e consentire la formazione di una banca dati nazionale.

La procedura si sviluppa principalmente in tre fasi:

  1. l’ente proprietario contatta la Direzione regionale e chiede di essere accreditato on-line, sottoscrivendo un accordo che definisce i tempi e il numero dei beni da verificare;
  2. l’ente proprietario inserisce nel sito i dati identificativi e la scheda descrittiva del bene, utilizzando le password assegnate; tale documentazione viene poi stampata ed inviata alla Direzione regionale;
  3. la Direzione regionale inoltra la scheda alle Soprintendenze di settore che esprimono il proprio parere in merito alla sussistenza dell’interesse culturale. Se la verifica è ad esito positivo la Direzione regionale emana il provvedimento dichiarativo e lo notifica al proprietario. In caso negativo, l’ente proprietario riceve una comunicazione di insussistenza.

La Soprintendenza provvede a fornire il proprio motivato parere circa la sussistenza o meno dei requisiti di interesse culturale degli immobili di proprietà pubblica. Il procedimento di verifica si conclude con la dichiarazione d’interesse, oppure con l’attestazione della mancanza di interesse.

I beni soggetti a tutela indiretta sul territorio comunale

Ai sensi dell’art. 45 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, d.lgs 42/04, il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che delle cose immobili dichiarate di interesse culturale ai sensi degli articoli 10, commi 1 e 3, 12 e 13 sia:

  • messa in pericolo l’integrità;
  • danneggiata la prospettiva o la luce;
  • alterate le condizioni di ambiente e di decoro.

Le misure di tutela indiretta sono immediatamente precettive e prevalgono sulla disciplina urbanistica e sui regolamenti edilizi vigenti; gli enti pubblici territoriali recepiscono le prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici di rispettiva competenza (art. 45, comma 2).
La comunicazione comporta, in via cautelare, la temporanea immodificabilità dell’immobile limitatamente agli aspetti cui si riferiscono le prescrizioni contenute nella comunicazione di avvio del procedimento (art. 46, comma 4).

Tali effetti cessano alla scadenza del termine del procedimento.

Il procedimento è normato dagli articoli 46 e 47 del Codice ed è proposto alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici o dalla Soprintendenza archeologica competenti per territorio.

La proposta è oggetto di esame da parte del Comitato regionale di coordinamento, ai sensi dell’articolo 19 del DPR 26 novembre 2007, n. 233, il quale svolge funzioni consultive in materia.

Il provvedimento finale è adottato e notificato dalla Direzione regionale e trascritto nei registri immobiliari dell’Agenzia del territorio a cura della Soprintendenza: ha efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo degli immobili, cui le prescrizioni stesse si riferiscono (art. 47, comma 2).

I beni paesaggistici presenti sul territorio comunale

L’intero territorio del Comune di Pavia ricade entro il perimetro del Parco Lombardo della Valle del Ticino ed è pertanto vincolato ai sensi dell’art. 142, lettera f) del D.Lgs. 42/2004 e s.m.i..

Inoltre sono presenti diverse aree assoggettate a vincoli specifici ai sensi del medesimo Decreto Legislativo.

Ai sensi degli articoli 134, 136, 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, d.lgs 42/04 sul territorio comunale sono beni paesaggistici:

  • le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
  • le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del codice dei beni culturali e del paesaggio, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
  • i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, ivi comprese le zone di interesse archeologico;
  • le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
  • i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
  • i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi.