Società Pavese di Storia Patria
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Storia

    La SocietÓ Pavese di Storia Patria nasce nel 1901 per rispondere a domande ed esigenze nate dalla pace apparente seguita all’unità d’Italia. A Pavia, come in altre città, ci si chiedeva: "che parte siamo dell’Italia?" Per scoprirlo, almeno sul piano culturale, occorreva conoscere a fondo le diverse Italie che dell’unica Italia erano l’intricata radice.

    Lo Statuto sancisce scopi e impegni: «La Società Pavese di Storia Patria si propone […] d’illustrare con Memorie documentate i periodi meno noti della storia civile e letteraria pavese, le molteplici istituzioni amministrative, politiche e religiose, i monumenti tutti di Pavia e del Contado; di togliere dall’oblio documenti che gettino nuova luce su uomini e cose poco o mal conosciute o ignorate del tutto e di raccogliere, con rigore di metodo, in un sol corpo, quanto giace ancora disperso o trasandato, per preparare il terreno alla ricostruzione parziale o totale della storia civile, letteraria ed artistica di Pavia e del suo antico Principato» (articolo 2).

    La Società, che raccoglie i frutti del suo lavoro e li conserva nel "Bollettino", vive e produce nei suoi primi anni grazie all’intesa di uomini diversi per formazione, condizione (e forse anche intenzioni) ma che hanno come campo comune la ricerca, erudita sì ma non inerte, anzi spesso motivata fino alla polemica.

    Giacinto Romano, docente di Storia Moderna, il primo presidente e sostanzialmente il fondatore, capisce subito che in Pavia, allora sede dell’unica università lombarda, lui e i suoi colleghi professori devono confrontarsi con il ceto colto della città. Si instaura così un rapporto, rafforzato negli anni, mai ostile e mai pacificato, in cui l’Ateneo dà sostegno di mezzi di indagine e anche garanzia scientifica alla Società Pavese, la quale, da parte sua, mantiene indipendenza e disponibilità alle idee nuove. All’appello di Romano rispondono personaggi che, nella loro diversità, incarnano un’epoca di studi e contribuiscono a creare l’atmosfera culturale della città.

    Il vicepresidente, per i primi anni, è Antonio Cavagna Sangiuliani, nobiluomo di campagna, studioso di singolare modernità perché utilizza la sua conoscenza dei monumenti medievali del territorio pavese nell’impegno per conservarli (è in polemica con la Commissione Conservatrice della Provincia), anticipando così il concetto di "bene culturale" e della sua tutela.

    C’è poi il segretario, Rodolfo Maiocchi, sacerdote, a quel tempo conservatore del Civico Museo, tempra di ricercatore alacre e originale, provvido raccoglitore di fonti in codici diplomatici pavesi (dell’Università, dell’Ordine Agostiniano, delle opere d’arte) che restano fondamentali.

    Alla morte di Romano, nel 1920, gli succede Roberto Rampoldi, medico oculista, impegnato e stimato nella pratica clinica, consigliere comunale, deputato per molti anni e senatore, appassionato custode e rievocatore della memoria risorgimentale. La sua presidenza, a causa delle condizioni di salute, dura soltanto cinque anni.

    Il successore, nel 1925, è Pietro Vaccari. Professore di Storia del Diritto Italiano dilata il campo dei suoi studi ben oltre il titolo della cattedra universitaria, indagando Pavia medievale con risultati importanti e durevoli. La sua presidenza di quasi quarantacinque anni (nel 1969 Ŕ nominato presidente onorario) ha il valore di un’epoca, tanto più perché attraversata da eventi come il fascismo e la guerra, che non potevano non segnare anche la vita apparentemente autonoma della Società Pavese. Vaccari è un profondo studioso e insieme un uomo d’azione. Podestà di Pavia dal 1923 al 1933, proprio grazie al suo prestigio protegge il sodalizio da ingerenze del regime.

    Nel 1969 la presidenza passa ad Arturo Stenico, professore di Archeologia, al quale purtroppo la malattia sottrae progressivamente la possibilità di una gestione che si annunciava come innovativa.

    Nel 1978 con Emilio Gabba, docente di Storia Romana, c’è una svolta. Basterà qualche dato: i soci che nel 1977 erano 218, alla conclusione della sua presidenza, nel 2001, sono 418; dal 1984 al 2000 escono gli otto monumentali volumi della Storia di Pavia (finanziata dalla Banca del Monte di Pavia, poi Banca Regionale Europea) della quale la Società Pavese ha la responsabilità scientifica e organizzativa; e infine, ma prima di tutto, il "Bollettino", che era ridotto a volumi biennali, dagli anni Novanta ha una media di 450 pagine ogni anno e offre contributi molto vari per argomento (si spazia dall’antichità alla metà del Novecento), dimensioni, impostazione: accanto ai professori pubblicano i loro migliori alunni, accanto agli studiosi pavesi si affacciano collaboratori di altre città che nelle loro indagini incontrano la storia pavese.

    Dal 2002 la presidenza Ŕ assunta da Cesare Repossi.

Ritratto di Giacinto Romano
Giacinto Romano (1854-1920), professore di Storia Moderna nell’Università di Pavia, fu fondatore e primo Presidente della Società dal 1901 alla morte  
 
 
 
 
 
Ritratto di Rodolfo Maiocchi
Rodolfo Maiocchi (1862-1924), Conservatore del Museo Civico, Rettore del Collegio Borromeo, fu segretario della Società dalla fondazione al 1906
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Pagina creata il 1 maggio 2007
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